NON solo soldi… l'etica di un gesto.


Nino, qui si fa l’Italia o si muore!” G. Garibaldi
1861.
proprio 150 anni fa. Si conquista L’Unità d’Italia. A quell’epoca, è successo che migliaia di giovani sono partiti dal Nord Italia per creare un unico Regno, senza timore di donare la vita per la causa. Anche per chi aveva meno di 20 anni, salvarsi dagli Austriaci che ostacolavano la nascita dell’Italia era l’assoluta priorità.

Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione” Piero Calamandrei
1945.
Finisce la Seconda guerra Mondiale: il nazifascismo è sconfitto, gli Italiani trovano la libertà dopo 20 anni di dittatura. Milioni di persone, sia donne che uomini, hanno affrontato la tragedia della seconda guerra mondiale, avendo comunque voglia di mettere in gioco la propria vita per la Libertà sociale, politica ed economica.

2011.
Non vogliamo fare paragoni biblici. Oggi per fortuna in Italia nessuno deve morire per conquistarsi la propria libertà. Ma vogliamo lo stesso porgere una domanda: dobbiamo salvare l’Italia da qualcuno? Forse sì, da noi stessi. Non ci vogliono economisti, politici o sociologi per capire che così non si può andare avanti. Quella che era la nuova, fresca e ambiziosa Repubblica Italiana oggi è un “ciclope” appesantito e goffo, senza una meta, che viene “fregato” dai suoi abitanti, sia amministratori che cittadini.

Sì, perché quando non si pagano le tasse, non si paga il biglietto del bus, non si cura la raccolta differenziata, non si richiede lo scontrino in negozio, quando si lavora in nero o si partecipa al degrado di una qualsiasi res publica, stiamo fregando lo Stato. Allo stesso modo lo Stato viene ingannato quando un amministratore trascura il suo lavoro, ne approfitta, o viene raccomandato senza avere alcuna competenza. Ora che siamo in “crisi” si fa appello alla “responsabilità nazionale” da parte dei politici, con l’idea di creare un “governo di unità nazionale”. Ma una responsabilità credibile non può nascere così da un giorno all’altro. Responsabilità nazionale significa che tutti (non solo 945 parlamentari) devono cambiare tendenza, abbandonando la parte peggiore degli stereotipi italiani (“gente inaffidabile, provinciale, relegata al passato, malavitosa, fatta di pagliacci più che di persone serie, legata ai soli interessi personali”) per recuperare la grandezza di un popolo lavoratore, onesto, intelligente, competente e ambizioso, che da sempre dà un apporto incredibile al cammino dell’intera umanità.

Certo, l’ultima frase fa ridere solo a leggerla. Come se bastasse scrivere tutto questo perché poi succeda veramente… Proviamo quindi a cambiare approccio.

I paragoni Stato-Azienda sono a volte odiosi. Ma in questo caso è indispensabile farne uno. Introduciamo un termine: “stakeholder”. Chi ha a che fare con l’economia lo conosce già, per tutti gli altri eccone una chiara definizione: con il termine stakeholder (o "portatore di interesse") si individuano i soggetti influenti nei confronti di un'iniziativa economica, sia essa un'azienda o un progetto. Quando un individuo compra le azioni della “Stato spa” è automaticamente molto interessato alle sorti di questa impresa: se essa guadagna, lui ci guadagna, se essa perde, lui ci perde. Questo individuo permetterà che a governare la Stato spa sia una persona incompetente? Se chiamato in causa, prenderà il giusto tempo per scegliere le persone più valide o non ci dedicherà importanza? Sarà contento quando una persona, anche se sua amica, non pagherà la fattura arrivatagli da questa azienda? E se qualcuno gli proponesse di andare a rubare alla Stato spa, cosa risponderebbe?

Insomma, l’idea è semplice quanto efficace. Se una persona mette parte dei suoi soldi in titoli Italiani, inizierà ad interessarsi alle sorti dello Stato. Perché? perché sarebbe uno di quei rari casi in cui è evidente che l’interesse personale e quello della comunità coincidono.

Questa grande iniziativa di acquisto del debito pubblico, insomma, non è solo un “fatto di soldi”.

È molto di più. È l’AUTO-RESPONSABILIZZAZIONE di un popolo. È un qualcosa di raro, difficile e incredibile. Ma realizzabile, eccome.

Noi partiamo con questa iniziativa, poi spetterà agli amministratori studiare un sistema di tasse, di incentivi, di aliquote e di emissione del debito pubblico tale da far continuare questo senso di responsabilità.

Riprendendo le parole di Giuliano Melani:
«Non si può pensare sempre di fare la "rivoluzione dopo pranzo", ci sono stati uomini e donne che hanno dato la vita per questo Paese e per la libertà, noi possiamo almeno dare un po' di soldi».

Non dubitate, la strada che porta al bene di TUTTI è sempre quella giusta.




Stefano Onofri