E' arrivato il momento di contarci, di guardarci in faccia. Il vento sta cambiando. Siamo i tanti, tantissimi che hanno sentito seguito, apprezzato, aderito all'iniziativa del Btp day. Non possiamo lasciare che il nostro entusiasmo e le nostre energie vengano disperse, né che passino inosservate. Oggi ci siamo noi, i cittadini italiani che credono in questo paese e sono ancora disposti a fare tanto per salvarlo. | Dove siamo |
LA SITUAZIONE IN ITALIA ATTUALMENTE
L'Italia ha un debito pubblico di 1900 miliardi di euro, pari a circa il 120% del Pil del nostro paese. Il bilancio dello stato è schiacciato dal peso degli interessi che devono essere pagati per poter coprire il debito pubblico. Sono soprattutto questi che rendono complessa qualsiasi manovra finanziaria e lo sviluppo. E qui entra in gioco il famoso Spread. Prendendo come riferimento un paese ritenuto molto solido a livello finanziario (in questo caso la Germania), lo Spread calcola la differenza fra i tassi di interessi dei due paesi. Nelle ultime settimane Spread ha superato di gran lunga i 400 punti base, ciò significa che l'Italia paga il 4% in più di interessi rispetto alla Germania per avere investitori che acquistino titoli di stato. Il livello di Spread (e conseguentemente dei tassi di interessi) dipende da molti aspetti. In primo luogo, dalla sicurezza e dalla solidità dello Stato analizzato. Più uno stato è in una situazione di dissesto economico, più gli investitori dubiteranno di lui e vorranno interessi alti per investire. Oltre a questo si aggiungono una serie interminabili di fattori, fra cui si la risolutezza e l'efficacia del Governo in carica, la situazione politica, lo stato delle imprese e delle banche ecc.
Più alti sono i tassi che l'Italia deve offrire ai creditori, più diventa pesante per il paese sopportare gli interessi da pagare. Per esempio, se gli interessi sono mediamente del 3%, su 1900 miliardi ciò significa che ogni anno l'Italia spende circa 60 miliardi di euro solo ed esclusivamente per pagare gli interessi del suo debito.
Con i fatti degli ultimi mesi, l'Italia si è pericolosamente avvicinata a un punto di non ritorno che la porterebbe al fallimento. In agosto la Banca centrale Europea, nella persona del presidente Jean Cloude Trichet e del futuro presidente Mario Draghi, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio, mettendogli pressione affinché si disponesse a riformare alcuni aspetti del sistema economico-finanziario italiano, per evitare di sprofondare. Alla richiesta della BCE sono seguite due manovre del Governo in tal senso, che però non sono state sufficienti. I mercati finanziari si sono agitati con l'inizio dell'autunno, e siamo arrivati alla situazione attuale. Oggi lo Spread si avvicina pericolosamente ai 500 punti-base. L'Italia paga oggi il 6,5% di interessi sui nuovi titoli di stato emessi. La Banca Centrale Europea continua a comprare titoli di stato per garantire il nostro paese, mentre è stato mobilitato anche il Fondo Monetario Internazionale, il cui intervento è sempre più probabile. E' evidente che nessuno vuole correre il richio del fallimento di uno stato grande come quello italiano. Nel frattempo il Governo, con una maggioranza sempre più debole, sembra non avere più il polso per gestire la situazione. E contemporaneamente i cittadini italiani. Qualcuno ha definito questo momento come il più difficile a livello economico dal secondo dopoguerra. E non stentiamo a crederci.
COSA SUCCEDE SE NON AGIAMO
Cosa succede se le cose vanno avanti così? La situazione si farà semrpe più nera. Alcuni economisti stimano che se si supera la soglia del 7%, uno stato non è più in grado di coprire gli interessi che deve pagare, e va verso il Default. Parliamo del crollo di uno Stato stimato come la terza potenza produttiva economica della zona euro. E' ormai opinione comune che, se questo dovesse accadere, l'Italia trascinerebbe nel baratro con sé l'intera Unione Europea. Si può sopravvivere al crollo del sistema greco, e nei giorni scorsi Germania e Francia lo hanno ricordato. Ma non è possibile sopravvivere con il crollo del sistema italiano. L'Euro cadrebbe, e l'Europa non avrebbe più senso di esistere in queste condizioni. I 1900miliardi di crediti che tutto il mondo ha verso di noi rimarrebbero insoluti, e si genererebbe una crisi ben peggiore di quella causata dal fallimento di Leman Brothers del 2008. Crisi che, con ogni probabilità, durerebbe per più di dieci anni, diventando evidentemente una crisi economica mondiale, che si trasferirebbe rapidamente sull'economia reale.
Questo per quanto riguarda lo scenario planetario. Ma rimanendo nel nostro piccolo, le cose non andrebbero sicuramente meglio. Le nostre banche sono piene di investimenti in Titoli di Stato italiani. Non a caso, quando l'Italia è stata declassata dalle agenzie di Rating, anche le maggiori banche italiane hanno seguito il suo corso, venendo declassate a loro volta. Un crollo dello stato italiano porterebbe all'affondo delle banche, e con esse affonderebbero anche tutti i risparmi presenti nei conti-correnti di ogni cittadino italiano. E non sarebbe più utile tenere i “soldi sotto il materasso”, perché con la caduta dell'Italia, anche l'euro avrebbe lo stesso rovinoso destino, e finirebbe per non valere più della carta sopra il quale è stampato. Inutile dire poi del crollo dell'economia reale. Il mercato si ridurrebbe, le imprese chiuderebbero, decine di migliaia di lavoratori del settore pubblico non avrebbero più uno stipendio con cui vivere. Insomma, come si può capire, è interesse di tutti che l'Italia non fallisca.
Se poi l'Italia riuscisse comunque a resistere con i tassi di interesse così alti, è chiaro che lo stato dovrebbe attuare misure draconiane per ridurre la spesa pubblica fino all'osso. I debiti sono da pagare, e quindi o si introducono nuove pesanti tasse, oppure si tagliano ulteriormente tutti i servizi pubblici. E non basterebbe nemmeno l'annullamento di tutti gli sprechi di denaro pubblico della nostra penisola per risolvere il problema. La crescita economica sarebbe così bloccata completamente.
COSA SUCCEDE SE AGIAMO
Il debito pubblico italiano è ritenuto, nonostante le dimensioni, relativamente solido, in quanto una buona parte del debito stesso è acquistata da cittadini italiani che comprano i titoli di stato. In questo modo si ha un bilanciamento fra risparmi privati e indebitamento pubblico, ed è proprio questo che ci ha resi affidabili in passato. Oggi siamo strozzati da tassi di interesse elevati, che bloccano il nostro sistema finanziario. Comprando titoli di stato in grande quantità, si genererebbe un processo positivo per il nostro paese e per noi stessi. Un grande acquisto di titoli infatti, porterebbe ad un abbattamento dei tassi di interesse e un abbassamento dello Spread. Banalizzando, si tratta del famoso principio della domanda e dell'offerta: oggi lo Stato Italiano deve fissare prezzi così alti per i suo titoli di Stato in quanto deve convincere la poca domanda presente a comprarli; se la domanda aumentasse in modo consistente, lo Stato potrebbe ridurre gli interessi. Con un abbassamento si tornerebbe alla situazione di qualche mese fa, indubbiamente più sicura e meglio affrontabile. E' chiaro che questo non sarebbe sufficiente, da solo, a salvare il nostro paese. Questa è una misura tampone alla quale devono seguire interventi economico-finanziari molto profondi. Per questo “ogni promessa è debito”. Perché, una volta arginata la pressione degli interessi, viene il momento della politica, in debito con noi investitori. Spetterà al Parlamento ed al Governo, a quel punto, attuare le misure necessarie per rimettere l'Italia in carreggiata. Le scelte potranno forse essere meno severe, e le decisioni potranno essere prese in un clima che non sia più di emergenza assoluta ma, se vogliamo, di emergenza relativa. E' altrettanto chiaro che, in un processo del genere, sarà interesse di tutti coloro che hanno investito in titoli di stato controllare l'operato della politica. Sacrifici forti saranno richiesti, ma si sarà comunque evitata la catastrofe. La Banca Centrale Europea ci sta aiutando comprando titoli di stato, l'Unione Europea controlla la politica dall'alto, in modo da evitare errori imperdonabili, il Fondo Monetario Internazionale è pronto a intervenire, spetta anche a noi cittadini italiani fare la nostra parte. La famosa “goccia nel mare” questa volta è la chiave per fare la differenza.
Alessandro Cillario